Quando vidi per la prima volta una bandiera garrire ne rimasi folgorato. Ancora oggi è uno dei miei suoni preferiti“.

Nasco e cresco nell’hinterland milanese, a Segrate, a pochi chilometri da Lambrate, una delle porte d’ingresso alla città di Milano. È qui che comincio ad appassionarmi al calcio, alle tifoserie organizzate e a tutto quello che gravita attorno agli stadi.

La Serie A degli anni Novanta, la musica e il mito della Milano da Bere, osservati con gli occhi di uno scolaretto delle elementari, finiscono per lasciare il segno. Forse per osmosi. Forse perché certe passioni arrivano prima ancora di essere comprese.

La mia fede non può che essere nerazzurra. Sono nato nel 1992 e appartengo a quella generazione fortunata che ha fatto in tempo a vedere dal vivo Ronaldo. Quello vero. Mio padre ha sempre creduto nell’“istruzione extra-scolastica” del primogenito e San Siro è diventato presto una parte della mia formazione. Il Fenomeno ha fatto il resto.

Frequento lo Stadio Meazza da così tanto tempo che, se mi chiedessero quale sia stata la mia prima partita, probabilmente non saprei rispondere. Ricordo invece perfettamente la prima volta in Curva: Inter-Panathinaikos, Champions League, 2008.

Avevo sedici anni, qualche insufficienza e uno zaino pieno di toppe e scritte a pennarello che inneggiavano agli Ultras. Rimasi per novanta minuti all’ultima fila dell’ultimo settore della Curva, ma tornai a casa con le ali sotto i piedi e la voce lasciata allo stadio.

Da quel giorno, giornata dopo giornata, stagione dopo stagione, trasferta dopo trasferta, ho attraversato buona parte d’Italia e d’Europa insieme a ragazzi che oggi, dopo quasi metà della vita vissuta insieme, posso chiamare amici fraterni.

Ma la scrittura arriva anche da un’altra parte.

Dopo un percorso universitario malriuscito alla facoltà di Storia, comincio a collaborare con alcune testate online. Lo studio del passato, soprattutto delle rivolte studentesche e operaie, alimenta una curiosità che non si limita al calcio e mi porta a guardare con maggiore attenzione ciò che succede intorno alle persone, ai luoghi e alle comunità.

Parallelamente continuo a frequentare, oltre a San Siro, una piccola realtà sportiva proprio a Segrate. Non è calcio, ma volley. Organizziamo una vera tifoseria: abbiamo uno striscione, cori, rivalità, gemellaggi e perfino una fanzine.

La fanzine finisce, quasi per caso, nelle mie mani.

È una piccola palestra di scrittura. Una palestra di gradinata. È lì che comincio a capire che si può raccontare uno sport anche attraverso quello che gli sta attorno: le persone, le appartenenze, i conflitti, i rituali, le passioni.

Arriviamo persino in Serie A2, anche se l’avventura dura poco a causa dei problemi societari. Di quegli anni, però, rimane molto più di una categoria conquistata: rimane il modo in cui ho imparato a guardare e raccontare ciò che succede sugli spalti.

Oggi scrivo di calcio, stadi e sottoculture, ma non soltanto.

Scrivo di quello che succede davanti ai nostri occhi: dagli abusi di potere alle sottoculture, dagli spalti alla strada, dalla musica alla politica. Mi interessano le persone, le comunità, i conflitti e tutto ciò che nasce attorno a un luogo, a una passione o a un senso di appartenenza.

In questo sito raccolgo i miei lavori, le collaborazioni con testate di settore e fanzine, gli articoli e i progetti editoriali.

E, naturalmente, anche i libri.

Il primo è I Quattro Mesi di Burnley, un romanzo nato dall’intreccio di calcio, hooliganismo, working class, punk e formazione. In alcuni tratti, Vincent, il protagonista mi ricorda proprio quel ragazzo che ero io.